Quando pensiamo a un computer, lo immaginiamo alle prese con numeri: somme, moltiplicazioni, dati che diventano risultati. È il calcolo numerico, quello che usiamo ogni giorno con calcolatrici, fogli di calcolo e software di simulazione.
Ma c’è anche un’altra faccia del calcolo scientifico: il calcolo simbolico. Qui il computer non elabora numeri, ma manipola equazioni e formule, come faremmo noi su carta. I programmi che permettono di farlo si chiamano Computer Algebra Systems (CAS): software capaci di semplificare formule, risolvere sistemi di equazioni e lavorare su modelli matematici complessi.
Il calcolo simbolico, però, ha un limite: quando le equazioni diventano troppo complesse, le formule crescono in modo esponenziale – un fenomeno noto come expression swell. Il calcolo numerico, d’altro canto, è rapido ed efficiente, ma può diventare instabile se il modello è mal condizionato.
La soluzione migliore? Combinare i due mondi.
Il principio è semplice ma potente:
A seconda del problema, il calcolo simbolico può essere usato solo nella fase iniziale o interagire continuamente con il numerico. Il risultato è sempre lo stesso: simulazioni più robuste, rapide e affidabili.
Un campo in cui questo approccio dà risultati notevoli è quello delle equazioni differenziali-algebriche (DAE), che combinano due tipi di relazioni:
Le DAE sono fondamentali in ingegneria per descrivere sistemi complessi: veicoli, robot, circuiti elettrici o persino missioni spaziali.
Contengono vincoli intrinseci (come le giunture di un robot o le leggi di Kirchhoff in un circuito) che rendono il modello realistico ma anche difficile da simulare.
Qui il calcolo simbolico mostra tutta la sua utilità: riscrivendo e semplificando le DAE, consente ai metodi numerici di operare con maggiore stabilità e velocità.
Un caso di studio significativo riguarda la simulazione del comportamento dinamico di una sospensione automobilistica.
Il modello comprende sia equazioni differenziali (movimento delle masse) sia equazioni algebriche (vincoli di molle e bracci rigidi), portando a un sistema di DAE di indice 3, tra i più complessi da trattare.
Le deformazioni elastiche delle componenti, modellate come elementi finiti macroscopici, aggiungono ulteriore difficoltà.
L’approccio simbolico-numerico segue tre passaggi:
I risultati (Fig.1) mostrano che l’integrazione dei due approcci riduce i tempi di calcolo e migliora la precisione.
In alcuni casi, ha reso possibile simulare sistemi che con metodi puramente numerici non sarebbero stati gestibili.