Non sempre il proprio percorso professionale è chiaro fin dall’inizio. A volte nasce da una curiosità, da una domanda fatta al momento giusto. È così anche per Matteo Federici, che oggi lavora nel settore industriale dopo un percorso costruito tra università, ricerca e collaborazione con le aziende.
Prima dell’università, il futuro non era ancora chiaramente delineato. «sono sempre stato portato per le materie scientifiche ma il mio interesse per la scienza e l’ingegneria dei materiali è cominciato con la tesina per la maturità. Ero indeciso sull’argomento da portare e dopo una lunga ricerca tra articoli di giornale e internet ho trovato molto interessante la progettazione e lo sviluppo degli allora detti “smart materials”. Da lì, al voler frequentare la facoltà di ingegneria dei materiali, il passo è stato breve».
La tesi magistrale e il primo contatto con il mondo industriale
Il percorso di studi prende forma concreta con la tesi magistrale, incentrata sullo sviluppo di strutture armoniche in acciai per lavorazioni a caldo ottenuti tramite metallurgia delle polveri. Un lavoro svolto in laboratorio, ma a stretto contatto con le aziende del territorio. «Facevamo affidamento sulle aziende per la produzione dei campioni da testare o per lavorazioni meccaniche di precisione. La tesi è stata per me estremamente formativa e mi ha convinto a esplorare più nel dettaglio il mondo della ricerca universitaria, portandomi sulla strada del dottorato di ricerca.».
Il dottorato, svolto nello stesso laboratorio di metallurgia, si concentra sullo sviluppo di nuovi materiali per sistemi frenanti all’interno di un progetto finanziato dall’Unione Europea (Horizon 2020). «Mi ha permesso di entrare in contatto con numerose realtà industriali europee», spiega, contatti che si rivelano decisivi per il passaggio al mondo del lavoro.
Il passaggio dall’università all’azienda: la soddisfazione di un risultato concreto
L’ingresso in azienda non è privo di sfide. «In azienda occorrono soluzioni che siano pratiche e rapide a problemi, a volte, molto complessi», sottolinea. «Una delle sfide più grandi è sicuramente la gestione del tempo, occorre saper reagire rapidamente a eventuali problemi o a richieste di mercato.»
Oggi lavora come ingegnere di test e analisi in Faulhaber, azienda leader nel settore dei motoriduttori azionati da motori elettrici brushless e a spazzole. Il suo ruolo unisce attività sperimentali e gestione dei progetti di sviluppo. «Mi occupo delle prove di caratterizzazione dei nuovi prodotti e della parte più gestionale dei progetti». La soddisfazione più grande arriva quando il lavoro prende forma concreta: «Vedere un nuovo prodotto lanciato sul mercato è davvero appagante».
Le difficoltà non mancano, soprattutto quando le prestazioni attese non vengono raggiunte. In questi casi, il lavoro di squadra diventa essenziale. «Il confronto tra modi diversi di vedere le cose può portare alla risoluzione delle difficoltà che si incontrano. Anche l’essere mentalmente flessibili è fondamentale per la risoluzione dei problemi».
Guardare al futuro: innovazione e competenze trasversali
Guardando al futuro, l’innovazione resta il filo conduttore. «Il settore è in continua evoluzione: nuovi materiali, nuove leghe e processi tecnologici rendono possibile ciò che fino a pochi anni fa era solo teorico». Accanto alle competenze tecniche, però, emergono sempre più le soft skills. «Senza una solida conoscenza tecnica di base sarebbe complicato. Questo tipo di conoscenza non è però sufficiente in ambito lavorativo, serve saper comunicare e lavorare in team, come anche un’ottima flessibilità mentale.».
Il consiglio finale è rivolto a chi si affaccia ora a questo mondo: «A mio avviso, all’interno di un team deve esserci una comunicazione continua ed efficace, solo tramite la collaborazione con esperti di ambiti differenti è possibile affrontare con una marcia in più i problemi quotidiani. Anche il saper portare il proprio contributo è sicuramente fondamentale, se si riesce a trasmettere la propria esperienza personale al gruppo di lavoro si possono evitare “errori” già commessi e fare risparmiare tempo e sforzi per ricercare soluzioni che se si sanno già non essere efficaci. Un mio personale consiglio è quello di cercare di modulare il linguaggio usato a seconda degli interlocutori, non è detto che ogni persona all’interno di un gruppo di lavoro sia un tecnico, per cercare di far passare determinate idee è necessario capire con chi si sta parlando e cercare di esprimersi in modo di essere il più chiari possibile.».