Siamo orgogliosi di presentare una storia davvero globale di eccellenza accademica e successo professionale. Originaria dell’India, la nostra ospite ha perseguito i suoi studi di ingegneria negli Stati Uniti prima di scegliere l’Università di Trento per il suo dottorato in Materiali, Meccatronica e Ingegneria dei Sistemi.
Durante il suo periodo presso il nostro Dipartimento di Ingegneria Industriale (DII), ha concentrato la sua ricerca sul comportamento tribologico dei sistemi frenanti ad alte prestazioni (una nicchia in cui la scienza dei materiali incontra la precisione meccanica). Dopo diversi anni di ricerca dedicata, è ora passata a un ruolo chiave nell’industria automobilistica nel Regno Unito, lavorando per Jaguar Land Rover (JLR). Oggi, colma il divario tra la tribologia teorica e il futuro della sicurezza automobilistica. Ci siamo seduti con lei per discutere il suo percorso da Trento all’avanguardia dell’ingegneria britannica.
Hai studiato e lavorato in India, negli Stati Uniti, in Italia. Cosa ti ha portato a Trento? In che modo questo percorso internazionale ha plasmato la tua identità professionale?
Ciò che mi ha portato a Trento è stata l’opportunità di approfondire la mia competenza nell’ingegneria automobilistica all’interno di un ambiente di ricerca che valorizza l’innovazione e la sostenibilità. Dopo aver acquisito esperienza in India e negli Stati Uniti, volevo far parte di un programma che combina un forte rigore accademico con la collaborazione pratica con l’industria. Trento si è distinta per il suo focus su soluzioni di mobilità avanzata e per la sua reputazione nel promuovere la ricerca interdisciplinare, qualcosa che si allinea perfettamente con il mio interesse per i sistemi frenanti e i materiali d’attrito, che sono fondamentali per la sicurezza e le prestazioni del veicolo.
Il mio percorso internazionale mi ha plasmata in modi profondi. In India, ho costruito una solida base tecnica e ho imparato a essere intraprendente nella risoluzione di complesse sfide ingegneristiche. La mia esperienza negli Stati Uniti mi ha esposto a tecnologie all’avanguardia e a una cultura dell’innovazione, dove ho imparato ad affrontare i problemi con un approccio basato sui dati e ad abbracciare la collaborazione tra discipline. L’Italia mi ha dato una prospettiva unica sul design thinking e sull’integrazione delle prestazioni con la sostenibilità (particolarmente rilevante nel settore automobilistico dove l’impatto ambientale è una preoccupazione crescente).
Queste esperienze mi hanno modellata come una professionista che prospera in ambienti multiculturali e affronta le sfide ingegneristiche con una prospettiva globale. Ho imparato che sviluppare sistemi frenanti non riguarda solo la precisione tecnica, ma anche comprendere diversi standard normativi, aspettative dei clienti e obiettivi di sostenibilità nei vari mercati. Questa esposizione globale mi ha resa adattabile, collaborativa e impegnata a fornire soluzioni che bilanciano sicurezza, prestazioni e responsabilità ambientale.
Il tuo dottorato si è concentrato sulla tribologia dei sistemi frenanti. Come applichi queste specifiche conoscenze scientifiche al tuo lavoro attuale sui veicoli ad alte prestazioni?
La mia ricerca di dottorato si è concentrata sulla tribologia dei sistemi frenanti (comprendere attrito, meccanismi di usura e interazioni tra materiali in diverse condizioni operative). Questo mi ha fornito una comprensione profonda di come i fenomeni superficiali microscopici influenzino le prestazioni macroscopiche come la distanza di arresto, il rumore e la durata.
In JLR, applico queste conoscenze ogni giorno lavorando su sistemi frenanti ad alte prestazioni. Per esempio, quando seleziono materiali d’attrito per veicoli di lusso o ad alte prestazioni, considero non solo il coefficiente di attrito ma anche la stabilità termica, i tassi di usura e come la chimica superficiale evolve sotto frenate ripetute. Il mio background di ricerca mi aiuta a interpretare i dati di test in modo più efficace e a prevedere come un materiale si comporterà in condizioni reali, il che è fondamentale per garantire sicurezza e comfort.
Inoltre, i principi tribologici che ho studiato guidano il mio approccio nell’affrontare problemi NVH e nell’ottimizzare la sensazione di frenata (ambiti in cui le interazioni superficiali e le proprietà dei materiali giocano un ruolo enorme). In breve, il mio dottorato mi ha insegnato a guardare oltre i numeri e a comprendere la scienza che sta dietro di essi, il che mi permette di fornire soluzioni frenanti che soddisfano gli elevati standard di prestazioni e raffinatezza di JLR.
Guardando indietro, quali sono le competenze o le lezioni più preziose che hai acquisito durante il tuo dottorato presso il nostro Dipartimento di Ingegneria Industriale?
Guardando indietro, il mio dottorato presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale è stato trasformativo sotto molti aspetti. Dal punto di vista accademico, ho acquisito una profonda competenza in tribologia e nella caratterizzazione avanzata dei materiali, che mi ha insegnato come le interazioni microscopiche influenzino le prestazioni di frenata (conoscenza che applico quotidianamente nel mio ruolo attuale). Ho anche sviluppato solide competenze di ricerca: progettazione di esperimenti, analisi di dati complessi e approccio ai problemi con rigore scientifico.
Ma oltre all’ambito accademico, l’esperienza mi ha formata anche personalmente. Vivere a Trento mi ha dato la possibilità di lavorare in un ambiente veramente internazionale, che mi ha insegnato adattabilità e comunicazione interculturale. Ho costruito amicizie con persone provenienti da tutto il mondo, e queste relazioni hanno arricchito la mia prospettiva sulla collaborazione e il lavoro di squadra. Viaggiare in tutta Italia e in Europa durante il mio dottorato è stato altrettanto prezioso, mi ha insegnato ad apprezzare la diversità, la creatività e l’importanza dell’equilibrio tra lavoro e vita privata.
Queste esperienze mi hanno resa non solo una migliore ingegnera, ma anche una professionista più completa che valorizza l’innovazione, la sensibilità culturale e le relazioni umane. Trento non è stata solo ricerca; è stata crescita personale e apprendimento di come prosperare in un contesto globale.
Qual è il tuo principale consiglio per gli studenti di dottorato del DII che cercano di passare dalla ricerca accademica a una carriera in una grande azienda globale?
Il mio principale consiglio per gli studenti di dottorato che vogliono passare dall’accademia a un’azienda globale è di concentrarsi su tre aspetti: adattabilità, comunicazione e comprensione del quadro generale.
Innanzitutto, bisogna essere pronti a cambiare mentalità passando da una ricerca teorica approfondita alla risoluzione pratica di problemi sensibili al tempo. Nell’industria, le decisioni spesso devono essere prese rapidamente, e le soluzioni devono bilanciare eccellenza tecnica con costi, producibilità ed esperienza del cliente.
In secondo luogo, è importante imparare a comunicare la propria ricerca in modo comprensibile anche ai non specialisti. In un’azienda come JLR, lavorerai con team interfunzionali (designer, ingegneri di produzione, project manager), quindi la capacità di spiegare idee complesse in modo semplice è un grande vantaggio.
Infine, costruisci la tua rete e resta curioso su come la tua competenza si inserisce nel più ampio processo di sviluppo del prodotto. Durante la mia transizione, ho capito che la mia conoscenza della tribologia era più preziosa quando riuscivo a collegarla a prestazioni, sostenibilità e comfort del cliente.
In breve: mantieni il rigore scientifico, ma affiancalo a flessibilità, collaborazione e volontà di imparare oltre la tua nicchia. Questo è ciò che ti distingue in un’azienda globale.
Con il passaggio verso i veicoli elettrici e nuovi standard sulle emissioni, quale ritieni sia la prossima grande sfida per l’ingegneria dei materiali nel settore automobilistico?
Il passaggio verso i veicoli elettrici e standard di emissione più severi sta cambiando radicalmente i sistemi frenanti, e con ciò l’ingegneria dei materiali affronta nuove sfide. Un problema principale è rappresentato dalle emissioni da usura dei freni (le particelle provenienti dai materiali d’attrito stanno diventando una fonte significativa di emissioni non di scarico). Con normative sempre più stringenti, abbiamo bisogno di materiali che minimizzino la generazione di particolato senza compromettere sicurezza o prestazioni.
Un’altra sfida è la gestione termica. I veicoli elettrici fanno grande affidamento sulla frenata rigenerativa, il che significa che i freni a attrito vengono utilizzati meno frequentemente ma in condizioni più estreme quando entrano in funzione. Questo crea requisiti specifici per materiali che possano resistere alla corrosione dovuta a lunghi periodi di inattività e a frenate improvvise ad alta energia.
Infine, la sostenibilità è fondamentale. Dobbiamo orientarci verso materiali d’attrito ecologici, riducendo il rame e altri elementi nocivi, garantendo al contempo durata e comfort. Il prossimo passo sarà lo sviluppo di compositi avanzati e rivestimenti che bilancino basse emissioni, alta stabilità termica e riciclabilità.
Per esempio, JLR e altri OEM stanno già lavorando su materiali d’attrito senza rame e pastiglie freno a basse emissioni per soddisfare i futuri standard Euro 7. C’è anche una spinta verso l’integrazione di trattamenti superficiali e leganti avanzati per ridurre le emissioni di particolato senza sacrificare la sensazione di frenata.
Guardando ai prossimi 5–10 anni, vedo i sistemi frenanti evolversi in componenti intelligenti, integrati con sensori che monitorano usura, temperatura ed emissioni in tempo reale. I materiali dovranno essere non solo più puliti e durevoli, ma anche compatibili con il monitoraggio digitale e la manutenzione predittiva. Questa convergenza tra scienza dei materiali e tecnologia intelligente ridefinirà la frenata: da componente passivo di sicurezza a sistema attivo e intelligente che supporta sostenibilità e prestazioni.