Cosa succede quando il mondo dell’università incontra quello dell’industria, senza filtri e senza intermediazioni? Succede che nascono occasioni preziose di confronto, in cui la teoria si misura con la pratica e gli studenti iniziano a intravedere il proprio futuro professionale.
È stato proprio questo lo spirito di “Tech Talks – Le aziende si raccontano agli ingegneri”, un nuovo ciclo di incontri promosso dal Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Trento e coordinato dal professor Stefano Rossi che ha portato direttamente in aula alcune delle realtà più significative del panorama industriale locale e nazionale, offrendo uno sguardo diretto su processi, tecnologie e sfide del mondo produttivo contemporaneo.
Non semplici presentazioni aziendali, ma veri e propri momenti di dialogo in cui le imprese si sono raccontate partendo da ciò che conta davvero: innovazione, sostenibilità, trasformazione digitale e competenze richieste. Come racconta Diego B., “mi ha stupito la forte presenza di figure giovani e l’interesse delle aziende a relazionarsi con studenti e futuri professionisti”.
Tra aprile e maggio il ciclo si è aperto con due realtà fortemente radicate nel settore metallurgico: Gruppo Pittini, attivo nella produzione siderurgica, e BLM Group, specializzato nelle tecnologie per la lavorazione dei metalli. Due prospettive diverse, ma complementari, su un comparto chiave per l’industria manifatturiera.
Per Simone B., gli incontri hanno rappresentato un’occasione concreta per scoprire nuove prospettive professionali: “Ho scoperto le diverse possibilità di carriera per un ingegnere dei materiali, dall’ufficio tecnico fino a ruoli che conoscevo poco, come il responsabile manutenzione di stabilimento”.
Molti studenti hanno riconosciuto applicazioni pratiche di temi affrontati durante le lezioni: Margherita K., studentessa di Ingegneria Gestionale, racconta di aver ritrovato “strutture aziendali, processi e decisioni di marketing” studiate nel corso di Economia, ma anche numerosi collegamenti con le lezioni di Materiali e Metallurgia: “Dalle parole di chi è intervenuto, ho potuto intuire quanto molte delle conoscenze affrontate in aula trovino poi riscontro concreto nel lavoro quotidiano delle aziende”.
Nel secondo appuntamento con Ferrari Tailor Made, il programma esclusivo di personalizzazione “sartoriale” delle vetture Ferrari, ha mostrato come ingegneria, design e artigianalità possano fondersi per creare prodotti unici. Tra gli aspetti che hanno colpito maggiormente gli studenti, Giovanni M. sottolinea come “sia stato particolarmente interessante vedere come uno scarto di processo potesse essere riciclato fino a diventare un vero componente automobilistico”. L’incontro ha anche mostrato il lato più creativo dell’ingegneria industriale: “Ho trovato sorprendente quanto la componente artistica dei prodotti sia sempre più presente”, racconta Beatriz C. “Sono sempre stata appassionata d’arte, ma non pensavo di ritrovarla in aziende con un impatto così forte come Ferrari.”
Il percorso è proseguito con Würth Italia, punto di riferimento per sistemi di fissaggio e soluzioni tecniche, e Dalmec, azienda specializzata in sistemi per la movimentazione industriale: due esempi concreti di innovazione applicata ai processi produttivi.
Proprio i manipolatori industriali di Dalmec hanno attirato l’attenzione di molti partecipanti: “Mi hanno colpita sia per il loro funzionamento, che ho trovato molto curioso, sia perché rappresentano una soluzione accessibile anche per aziende che non potrebbero permettersi un braccio robotico”, racconta Beatriz C., che ha ritrovato anche molte delle conoscenze acquisite durante gli studi: “Ci è stato mostrato più in particolare il lavoro del progettista, per il quale servono basi solide e competenze specifiche per capire quali forze sono in gioco nel sistema da progettare e rappresentarlo utilizzando software come SolidWorks. Inoltre, è molto importante avere conoscenze chimiche per scegliere il materiale più adeguato, in modo che il prodotto duri nel tempo e sia sicuro ed efficace”.
Un’altra tappa ha portato i partecipanti nel mondo del packaging e dei materiali, con Kosme, attiva nella progettazione di impianti per imbottigliamento, e Aquafil Group, leader nella produzione di fibre sintetiche e materiali polimerici, impegnata anche nello sviluppo di soluzioni sostenibili. “Ho riconosciuto diverse applicazioni pratiche di ciò che studio, in particolare nell’ambito dell’analisi degli elementi finiti utilizzata per le verifiche strutturali dei progetti”, riflette Simone B.
A concludere il percorso sono state due realtà che operano in settori molto diversi, ma accomunate da una forte spinta all’innovazione: Mahle, protagonista nell’industria dell’automobile, e Zobele, specializzata in prodotti e soluzioni per l’air care. Come racconta Rachele P.: “Durante gli incontri ho scoperto come il mondo del lavoro sia variegato e pieno di opportunità. Ho visto come diverse aziende si impegnano per rendere più efficiente e sostenibile la loro produzione, ognuna con approcci differenti. In particolare mi ha colpito come ogni azienda si impegni a trovare il settore giusto per i propri dipendenti e rendere l’ambiente di lavoro il più sereno possibile con agevolazioni e servizi.”
Ogni incontro è stato strutturato per offrire non solo una panoramica sulle aziende, ma anche uno spazio di confronto diretto per studentesse e studenti, che hanno potuto porre domande, approfondire aspetti tecnici e iniziare a costruire un dialogo con il mondo del lavoro. “I Tech Talks sono una delle rare occasioni per incontrare aziende diverse e capire concretamente quali mansioni si potrebbero ricoprire in futuro”, osserva Massimiliano M.
In un contesto in cui le competenze richieste evolvono rapidamente, iniziative come questa rappresentano un ponte diretto tra formazione universitaria e realtà industriale, contribuendo a rendere il futuro professionale più vicino e comprensibile: “Ho scoperto che il mondo del lavoro può non essere così lontano, pieno di incognite e difficilmente soddisfacente come immaginavo”, racconta Margherita K. Un’esperienza che aiuta, nelle parole di Beatriz C., a “fare ordine nel proprio futuro” e, come aggiunge ancora Margherita, a “immaginare dove poter esprimere il proprio potenziale”.