Non sempre il percorso professionale segue una linea retta. A volte prende forma attraverso cambi di direzione, dubbi e nuove scoperte. È così anche per Federico, che oggi lavora nel settore dei semiconduttori nei Paesi Bassi come Technical Lead Multidisciplinare, dopo un percorso costruito tra esperienze diverse, passione per la tecnologia e continua voglia di mettersi alla prova.
All’inizio, le idee sul futuro non erano ancora del tutto definite. «Nasco perito informatico, poi ho frequentato due anni di Ingegneria Elettronica a Milano prima di trasferirmi a Trento e intraprendere Ingegneria Industriale, dove ho trovato davvero la mia strada», racconta. La svolta arriva proprio durante gli anni universitari, grazie all’incontro con discipline come la meccanica dei solidi, la progettazione e lo studio dei materiali. «I professori Bigoni, Molinari e soprattutto il professor Fontanari sono stati una grande fonte di ispirazione. Ho amato tutti gli esami legati ai materiali e alla progettazione».
Prima dell’università, immaginare un futuro nel settore dei semiconduttori sembrava quasi impossibile. «Mai mi sarei immaginato di arrivare un giorno in Olanda, lavorare nel campo dei semiconduttori e progettare sistemi con precisioni dell’ordine dei micron o addirittura dei nanometri». Oggi il suo ruolo va ben oltre il coordinamento tecnico: «Non mi limito a gestire i team, ma faccio da collegamento tra meccanica, elettronica e software».
Il primo contatto concreto con il mondo aziendale arriva grazie alla tesi e al tirocinio svolti in una start-up di progettazione a Rovereto, su indicazione del professor Fontanari. «Mi sono subito innamorato delle sfide che si presentavano ogni giorno. In questo ambiente ho avuto la possibilità di creare il mio primo progetto, un particolare sistema di carico per un trasportatore cingolato saliscale a trazione elettrica. Devo dire che la simulazione strutturale è stata una delle cose che mi ha affascinato fin da subito.».
L’esperienza in azienda si rivela fondamentale anche per comprendere dinamiche del lavoro che l’università, inevitabilmente, può solo introdurre. «Il tirocinio mi ha fatto capire moltissime cose che prima non avevo mai considerato. Ci sono aziende che lavorano su progetti incredibili e molto sfidanti, realtà che spesso non si riescono a conoscere completamente durante gli studi».
Il passaggio dalla teoria alla pratica viene descritto come uno dei momenti più entusiasmanti del percorso. «Studiamo per arrivare al giorno in cui vedremo i nostri studi trasformati in realtà». Lavorare in una start-up gli ha permesso di sperimentare, sbagliare e vedere concretamente i propri progetti diventare prototipi funzionanti. «Ricordo ancora quando rimanevo in ufficio fino a notte fonda ad analizzare simulazioni strutturali, più per passione che per obbligo».
Oggi lavora come Technical Lead Multidisciplinare in NTS Group, azienda specializzata nello sviluppo di sistemi customizzati per l’industria dei semiconduttori. Il suo ruolo richiede una continua integrazione tra discipline diverse. «Il mio compito principale è assicurarmi che una decisione presa nel software non crei un collo di bottiglia nell’hardware, e viceversa, ottimizzando l’intero ecosistema meccatronico».
La complessità del settore rende ogni progetto una sfida continua. «Nella meccanica tradizionale si lavora con tolleranze di centesimi o millesimi di millimetro; nei semiconduttori si lavora con i nanometri». Questo significa che ogni componente del sistema (meccanica, elettronica e software) deve operare ai limiti delle proprie possibilità fisiche.
Le difficoltà maggiori non riguardano soltanto gli aspetti tecnici, ma anche la gestione delle persone e delle risorse. «Nel corso degli anni ho imparato che ognuno è motivato da cose diverse». Per affrontare le situazioni più complesse, sottolinea l’importanza della passione e della capacità di mantenere chiari i propri obiettivi. «Anche nei momenti più difficili ho sempre cercato di ricordarmi perché faccio questo lavoro».
Guardando al futuro, il settore dei semiconduttori viene descritto come uno degli ambiti più dinamici e innovativi al mondo. Secondo Federico, tecnologie come l’intelligenza artificiale e il quantum computing avranno un impatto sempre più profondo nei prossimi anni. «Quello che possiamo fare come ingegneri è rimanere dinamici e sfruttare tutti gli strumenti che le nuove tecnologie metteranno a disposizione».
Accanto alle competenze tecniche, emergono con forza anche le soft skills. «Una preparazione tecnica solida è fondamentale, ma non basta mai». Nel corso della carriera ha imparato molto grazie al confronto continuo con colleghi e professionisti più esperti. «Ho avuto la fortuna di incontrare persone disposte a sopportare i miei mille “perché”».
Il lavoro di squadra viene considerato essenziale soprattutto nei sistemi complessi. «L’innovazione non segue la gerarchia. Ogni intuizione può essere fondamentale, sia che arrivi da un montatore meccanico sia dal CEO». Anche la comunicazione assume un ruolo centrale: «La sincerità e la chiarezza sono fondamentali. Ognuno deve conoscere il proprio ruolo e le proprie responsabilità, ma è altrettanto importante mantenere il team coinvolto e motivato».
La curiosità continua a essere il motore principale del suo percorso professionale. «Io vivo di sfide. Ogni nuova applicazione tecnica è un’occasione per approfondire e trovare nuove soluzioni». Per questo motivo considera l’aggiornamento continuo una necessità imprescindibile, soprattutto in un settore che evolve rapidamente.
Ai giovani che vogliono intraprendere un percorso simile consiglia pazienza e disponibilità a mettersi in gioco. «La casa si costruisce mattone dopo mattone. Come neo laureato è importante non pensare di pretendere di avere il diritto di ricoprire ruoli importanti fin da subito perché si ha ancora molto da imparare. Se vuoi avere una maggiore visione di insieme e se hai voglia di sbatterti le start-up o le piccole aziende fanno per te! Se invece vuoi specializzarti in certi precisi ambiti cerca di entrare nelle grandi aziende, hanno molte più risorse per approfondire ma devi nutrirti di pazienza perché i ritmi non sono paragonabili. Questo è quello che direi a me stesso».
Le qualità più importanti restano però la curiosità, la capacità di affrontare le proprie debolezze e la disponibilità a spostarsi dove il mercato offre nuove opportunità. «Mi auguro di non perdere mai la curiosità e la passione per quello che faccio, perché quando succederà il mio lavoro smetterà di essere un divertimento».
Guardando al futuro del settore, intravede già nuove trasformazioni all’orizzonte. «L’industria dei semiconduttori si sta avvicinando a limiti fisici sempre più concreti. Quando non sarà più possibile miniaturizzare ulteriormente, il settore passerà dal “More Moore” al “Beyond Moore”: non fare tutto più piccolo, ma fare tutto in modo diverso. E lì inizieranno nuove sfide».