Entrare al CERN non significa soltanto accedere a uno dei luoghi simbolo della ricerca scientifica mondiale. Significa trovarsi in un ambiente in cui progettazione, sperimentazione e collaborazione convivono ogni giorno, dove ingegneri robotici, meccanici, elettronici e informatici lavorano fianco a fianco per affrontare problemi che richiedono una soluzione innovativa e specifica al caso di studio. È un contesto in cui la creatività tecnica non è un elemento accessorio, ma una risorsa concreta, riconosciuta e valorizzata.
È proprio qui che ha preso forma il percorso di Francesco Baroni, studente dell’Università di Trento, oggi impegnato al CERN in un progetto di dottorato in collaborazione con UniTrento. La sua storia racconta molto più di una crescita personale: mostra come un ambiente internazionale e multidisciplinare possa trasformarsi in uno spazio di formazione reale, dove le conoscenze apprese in università diventano strumenti per progettare, costruire e contribuire a tecnologie d’avanguardia.
Il primo incontro di Francesco con il CERN arriva durante la laurea triennale in Ingegneria Industriale, grazie al supporto del professor Matteo Saveriano. In quei due mesi di tesi si trova immerso in un contesto di ricerca avanzata, dove le idee devono essere messe rapidamente alla prova e dove ogni soluzione tecnica nasce dal dialogo continuo tra competenze diverse.
In quell’esperienza Francesco sviluppa un sistema di movimento capace di passare da ruota tradizionale a ruota omnidirezionale fino a configurazione a cingolo, accompagnando il progetto con analisi strutturali e simulazioni robotiche di movimento. Non si tratta solo di un esercizio accademico, ma di un esempio concreto di ciò che rende il CERN un luogo unico per un giovane ingegnere: la possibilità di lavorare su problemi reali, con strumenti avanzati e in un ecosistema dove progettazione e sperimentazione si alimentano a vicenda.
Questa dimensione si inserisce perfettamente nel ruolo che la robotica ha oggi al CERN. Le soluzioni robotiche vengono sviluppate per operare in ambienti complessi e difficili, supportando ispezioni, manutenzione e operazioni in zone dove sicurezza, affidabilità e precisione sono essenziali. CERN sottolinea che questi sistemi servono proprio ad aumentare la sicurezza, migliorare la disponibilità degli impianti e intervenire in ambienti ostili o difficilmente accessibili.
Per Francesco, questa prima esperienza lascia un segno chiaro: il CERN non è soltanto un luogo in cui si osserva la ricerca, ma un posto in cui si può contribuire direttamente a costruirla.
Conclusa la triennale, Francesco prosegue il suo percorso all’Università di Trento con la magistrale in Mechatronics Engineering, affiancando agli studi anche il lavoro in un’azienda di consulenza ingegneristica a Rovereto. Ma il legame con il CERN resta forte. L’esperienza vissuta durante la tesi aveva lasciato aperta la possibilità di un ritorno in un ambiente percepito non solo come altamente formativo sul piano tecnico, ma anche come straordinariamente stimolante sul piano umano.
Dopo due anni tra studio e lavoro, arriva una nuova occasione: Francesco si candida per una posizione da ingegnere meccatronico al CERN e viene selezionato per un contratto di sei mesi, durante il quale lavora allo sviluppo di una delle piattaforme robotiche del laboratorio. In questa fase mette a frutto in modo concreto le competenze sviluppate a Trento: progettazione CAD, analisi agli elementi finiti, validazione del design, prototipazione e assemblaggio.
Uno degli aspetti più preziosi dell’esperienza è proprio la possibilità di seguire l’intero ciclo di sviluppo di un sistema: dall’idea alla progettazione, dalla verifica fino alla costruzione materiale della piattaforma. In un contesto come quello del CERN, l’ingegneria prende forma in modo tangibile, e il laboratorio diventa il luogo in cui la teoria si trasforma in qualcosa di reale.
Accanto alla dimensione tecnica, però, emerge con forza anche quella umana. Il CERN è un ambiente popolato da molti giovani ricercatori, studenti, tesisti e early-career engineer provenienti da università e Paesi diversi. Questo rende il lavoro quotidiano particolarmente dinamico e internazionale, ma anche molto sociale. Alla collaborazione professionale si affianca infatti una vita condivisa fatta di scambi culturali, amicizie, attività organizzate nel tempo libero e momenti vissuti insieme anche fuori dal laboratorio.
Per chi arriva da fuori, vivere il CERN significa spesso inserirsi in una comunità giovane e aperta, in cui il confronto non si esaurisce nell’orario di lavoro. I dintorni di Ginevra diventano parte dell’esperienza: escursioni, gite, viaggi, weekend tra lago e montagne, oltre alla possibilità di conoscere persone con percorsi e culture molto diverse. È anche questo a rendere il CERN un luogo così formativo: non solo per ciò che si impara progettando sistemi complessi, ma per il tipo di ambiente in cui si cresce, tra ricerca di alto livello e relazioni internazionali che arricchiscono profondamente il percorso personale.
A seguito del buon lavoro svolto, Francesco ottiene poi un secondo contratto, questa volta di un anno. Durante questo periodo trova la possibilità di lavorare su vari progetti, tra cui spiccano lavori di ottimizzazione topologica per braccia robotiche e lavori su simulazioni fluidodinamiche per il sistema di raffreddamento di schede elettroniche. Francesco ha la possibilità di parlare direttamente con fornitori di componenti meccanici ed elettronici e rappresenta un riferimento tecnico per diversi progetti all’interno della sezione di robotica. Questo conferma quanto il CERN possa rappresentare non solo una meta prestigiosa, ma una reale opportunità di lavoro e ricerca per giovani ingegneri desiderosi di mettersi in gioco in un contesto competitivo, concreto e al tempo stesso fortemente umano.
Oggi il percorso di Francesco guarda ancora più avanti. Ha infatti ottenuto una posizione di PhD che lo vedrà impegnato nella progettazione e realizzazione di quello che sarà il più grande sistema robotico costruito finora al CERN: un sistema su rotaia destinato a muoversi sul soffitto del Future Circular Collider, il prossimo grande progetto del CERN in cui si studierà la fisica del futuro.
Si parla di un’infrastruttura di circa 90 chilometri: una dimensione che da sola basta a dare l’idea dell’ambizione del progetto. Il Future Circular Collider non rappresenta soltanto un nuovo acceleratore, ma una visione di lungo periodo sulla ricerca scientifica europea e internazionale. Pensare a una macchina di questa portata significa immaginare già oggi gli strumenti, le tecnologie e i sistemi che renderanno possibile il lavoro scientifico di domani.
In questo scenario si inserisce il lavoro di Francesco. Il sistema robotico al centro del suo dottorato, dotato di undici gradi di libertà, sarà pensato come supporto multifunzionale all’interno del futuro acceleratore. È un progetto che riassume perfettamente il tipo di sfida che il CERN sa offrire: non una semplice applicazione di tecnologie esistenti, ma la costruzione di strumenti nuovi, pensati per esigenze che ancora oggi stanno prendendo forma.
Lavorare a un progetto di questa scala significa anche misurarsi con una delle dimensioni più affascinanti della ricerca ingegneristica: quella in cui il futuro non si osserva da lontano, ma si prova concretamente a realizzare. In questo senso, il percorso di Francesco unisce perfettamente formazione, ricerca e visione, portando l’esperienza maturata tra UniTrento e CERN dentro uno dei progetti più ambiziosi dei prossimi anni.
Oggi, il desiderio di Francesco è quello di restituire valore all’ambiente che gli ha offerto così tanto. Dopo aver trovato al CERN un contesto capace di valorizzare competenze, iniziativa e collaborazione, la sua missione è far sì che questa stessa opportunità diventi accessibile e visibile a molti altri.